Gangster Story
Arthur Penn
1967Anche se aveva già interpretato qualche piccola parte in film precedenti, il ruolo della svolta per Gene Hackman è quello di Buck Barrow, che entra a far parte della banda del fratello minore Clyde (Warren Beatty) e sembra infastidito dal dover prendere ordini pure della sua nuova fidanzata Bonnie (Faye Dunaway). Se in questa American Crime (and Love) Story meets Nouvelle Vague le star restano ovviamente Beatty e Dunaway, tocca ai supporting come Hackman dare corpo alla storia e fare da contrappunto per il pubblico, mettendo in discussione tutti i punti fermi dei protagonisti. Prima, inevitabile nomination all’Oscar (di una serie).
Il braccio violento della legge
William Friedkin
1971Il miglior ruolo (e quello per cui verrà ricordato forever and ever) e il miglior film di di Hackman, per direttissima nella Storia del Cinema, courtesy of William Friedkin. Il detective Jimmy “Popeye” deve impedire a uno spacciatore francese di consegnare una grossa quantità di eroina negli USA: ovviamente non fa le cose secondo le regole e non ha paura di far male a qualcuno, al punto che le sue scelte verso la fine diventano persino difficili da guardare. Come in molte storie hard boiled Seventies, il fine giustifica i mezzi e il suo personaggio è spinto al limite da un’ossessione implacabile. Oscar a Gene (più altri 4 “pesantissimi”, tra cui miglior film e miglior regia).
La conversazione
Francis Ford Coppola
1974Nell’anno del cult Frankenstein Junior di Mel Brooks – dov’è l’eremita cieco altrettanto cult Abelardo: ve lo ricordate, vero? – e quattro anni prima di vestire i panni übercamp del villain Lex Luthor in Superman, Francis Ford Coppola gli dà uno dei suoi ruoli “assoluti”, in uno dei film “assoluti” degli anni Settanta (e non solo). L’investigatore privato amante del jazz che “origlia” una conversazione che non avrebbe dovuto sentire è lo specchio della paranoia dell’epoca. E anche un saggio di regia, sonoro… e recitazione, of course.
Mississippi Burning – Le radici dell’odio
Alan Parker
1988Altro giro, altro agente. Alan Parker gli affida il ruolo di Rupert Anderson, un “true detective” ante litteram dai modi spicci (ma dai) ma anche venato di un’ironia sorniona che è uno dei tratti distintivi dell’attore. Sullo sfondo c’è l’America razzista del Ku Klux Klan, e Hackman incarna la vecchia generazione che, coi suoi metodi forse bruschi, cerca di leggere il presente che affonda ancora le radici in un passato duro a morire. Indimenticabili, tra le altre cose, i suoi duetti con Frances McDormand.
Gli spietati
Clint Eastwood
1992Prima collaborazione con Clint Eastwood (quattro anni dopo arriverà il thriller Potere assoluto), e secondo Oscar, stavolta come miglior attore non protagonista. Un western crepuscolare, disilluso, definitivo per l’uomo dagli occhi di ghiaccio lanciato da Sergio Leone. Ma anche il personaggio con cui Hackman stabilisce la sua natura di antidivo specializzato in ruoli violenti, sardonici, unapologetic. Come scordare le sue ultime parole prima di morire: “Ci vediamo all’inferno, William Munny”.
I Tenenbaum
Wes Anderson
2001È Wes Anderson a regalargli il ruolo più bello degli ultimi vent’anni della sua carriera: quello di Royal Tenenbaum, patriarca dell’eccentrica famiglia newyorkese del titolo, un uomo che Hackman rende affascinante, cool e irresistibile, ma anche un padre la cui assenza ha segnato la vita dei suoi figli, piccoli geni in fasce che però da adulti non riescono a trovare uno scopo nella vita. I Tenenbaum resta probabilmente il miglior film di Anderson e Royal entra di diritto nella gallery dei migliori personaggi che ha scritto. Grazie anche all’interpretazione cult di Gene.