Val Kilmer Forever | Rolling Stone Italia
Goodbye, Iceman

Val Kilmer Forever

È stato il divo più sottovalutato e incompreso di Hollywood, forse perché non gliene è mai importato nulla dell’industry, se non di fare l’attore, alle sue condizioni. Ma ci ha regalato Iceman, Jim Morrison e sì, anche Nick Rivers. Un ricordo incompleto

Val Kilmer Forever

Val Kilmer nel 1992

Foto: Fryderyk Gabowicz/picture alliance via Getty Images

Mi ha fatto ridere scriteriatamente, Val Kilmer. E pure commuovere. Me lo ricordo benissimo il titolo, anzi il momento esatto in cui è esploso – fighissimo, carismaticissimo, giustissimo – perché da ragazzina quel film l’ho visto non so più quante volte.

“Senti Hillary, non sono il primo che si innamora di una ragazza conosciuta in un ristorante che poi è la figlia di uno scienziato rapito e la deve lasciare al suo primo amore che lei vide per l’ultima volta su un’isola deserta e che 15 anni dopo risulta essere il capo della resistenza francese”, dice Val, senza perdere un colpo, prima che lei (e lei è Lucy Gutteridge) risponda: “Sì, lo so, Nick… sembra proprio un bruttissimo film”. Poi Kilmer e Gutteridge si fermano e si girano verso la telecamera. È storia del cinema demenziale, ma pur sempre storia del cinema.

Quel film – l’avrete capito – si chiama Top Secret!, ed è stato il suo debutto sul grande schermo, courtesy of il trio di Una pallottola spuntata e L’aereo più pazzo del mondo – Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker –, una commedia selvaggiamente anarchica che faceva satira su tutto: gli spy movie della Seconda guerra mondiale, Elvis, i beach movie degli anni ’50 e pure Brooke Shields in Laguna blu. 90 minuti di risate fortissime, che lanciano Val Kilmer, bello di una bellezza californiana innegabile e disarmante, un talento per cui fu il più giovane allievo della mitica Juilliard e anche una ruvidezza e una dedizione per il mestiere che lo portarono a dire di no a Francis Ford Coppola per I ragazzi della 56ª strada, perché non voleva abbandonare la sua compagnia teatrale.

Kilmer interpreta Nick Rivers, un rockstar statunitense che va nella Germania dell’Est per esibirsi in un festival musicale, ma si ritrova a guidare un movimento di Resistenza clandestino. Ci sono scene cult come quella della libreria (tutta girata al contrario, compresi i dialoghi degli attori) e la rissa al bar (tutta girata sott’acqua), battute cult (“Io un po’ lo conosco il tedesco, un pezzettino, è seduto laggiù” e “Non ci siamo già conosciuti?”, tra le tante) e una parodia esilarante di Are You Lonesome Tonight? per cui Kilmer imparò a cantare e suonare perfettamente la chitarra (pure qua ci torniamo), ma gli fu detto di farlo per finta perché sarebbe stato ancora più divertente. Spoiler: lo è.

Nick Rivers - Are You Lonesome Tonight

E arriviamo alle lacrime: quella che (a posteriori) sarebbe stata l’ultima apparizione sul grande schermo nel sequel di Top Gun (2022) e che a pensarci ora più tristemente perfetta non poteva sembrare, non poteva essere, non si poteva pensare. Non c’è Maverick senza Iceman, non c’è Tom Cruise senza Val Kilmer in Top Gun. E lo stesso vale, una volta di più, per il secondo capitolo: Iceman ha il cancro alla gola come Kilmer e comunica con Cruise scrivendo. Poi, magie dell’AI, Kazansky trova la voce: “La Marina ha bisogno di Maverick. Il ragazzo (Rooster, nda) ha bisogno di Maverick. Ecco perché ho combattuto per te. Ecco perché sei ancora qui… Un’ultima cosa, chi è il pilota migliore, tu o io?”. E nella risposta di Maverick c’è il senso del film: “Questo è un bel momento. Non roviniamolo”. C’è chi ha pianto e chi mente sapendo di mentire. Io ho pianto. Tanto.

In mezzo c’è molto, moltissimo, a partire da (sarò parzialissima) The Doors (1991), il biopic di Oliver Stone prima che i biopic fossero cool, con la performance incendiaria (il modo in cui tiene la sigaretta in bocca!) di Kilmer, l’unico che avrebbe potuto catturare il dio del rock che se n’è andato troppo presto. Per fare il provino, pare che l’attore abbia messo insieme un video di otto minuti e che abbia imparato 50 canzoni e cantato 15 tracce dal vivo per il film, che combinavano la voce sua (dopo il film gli hanno offerto contratti discografici) e quella di Morrison (Light My Fire con quella luce!). Ditelo a Timothée Chalamet.

The Doors • Light My Fire

Sì, Val Kilmer è stato il divo più sottovalutato e incompreso di Hollywood, probabilmente perché non gliene è mai importato nulla dell’industry, se non di fare l’attore, alle sue condizioni: ”Non ho tenuto abbastanza per mano, lusingato e rassicurato i finanziatori”, ha detto una volta. “Mi interessava solo la recitazione, e questo non si traduceva in un interesse per il film o per tutti quei soldi”. Tinseltown questo non glielo ha mai perdonato, insieme a un carattere non certo facile, né troppo conciliante. A metà degli anni ’90, Kilmer ha anche sostituito Michael Keaton in Batman Forever nel 1995: buon successo al botteghino, ma critica fredda per lo stile più solare e buffo, vicino alla serie tv Sixties. Dopo aver concluso il progetto, il regista Joel Schumacher ha detto: “Non mi piace Val Kilmer, non mi piace la sua etica del lavoro e non voglio più essere associato a lui”, come scrive Rolling Stone US.

Dall’altra parte però ci sono le parole di Michael Mann, che l’ha diretto in Heat – La sfida: “Mi sono sempre meravigliato della gamma, della brillante versatilità e della potenza di carattere di Val che possiede ed esprime”; e quelle di Coppola: “Val Kilmer era l’attore più talentuoso quando era al liceo, e quel talento è soltanto cresciuto nel corso della sua vita. Era una persona meravigliosa con cui lavorare”. Ma adesso, come scrive Kazansky sempre in Maverick: “È l’ora di lasciare andare”. Goodbye, Iceman.

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