«La nostra immagine è stata inquinata dai cosiddetti esperti che infestano i media: virologi, immunologi e compagnia bella che da mesi dicono tutto e il contrario di tutto. Non rendono un buon servizio alla nostra categoria». A parlare in un’intervista al Messaggero è Doc, quello vero: Pierdante Piccioni, il medico a cui è ispirata la serie-caso della stagione televisiva Doc – Nelle tue mani, in cui è interpretato da Luca Argentero: «È stato bravissimo a raccontare la mia storia. Ha fatto capire al pubblico cosa significhi fare il medico da paziente».
Piccioni ebbe infatti un incidente in automobile che lo mandò in coma. Al risveglio scoprì di non ricordare più nulla degli ultimi 12 anni. «Essere stato un paziente mi ha insegnato l’empatia nei confronti dei malati, la necessità di andare emotivamente verso di loro». Oggi infatti Piccioni è tornato all’ospedale di Lodi, dove fu primario del Pronto Soccorso e dove adesso gestisce il percorso di post covid dei malati: «Il virus provoca sensazioni devastanti. Gli imbecilli negazionisti dovrebbero vedere cosa prova un contagiato quando il respiro gli inciampa tra i denti».
Sulla curva si definisce «ottimista. Registriamo più positivi perché si fanno più tamponi, ma i casi gravi sono diminuiti. Rispetto a marzo scorso, oggi abbiamo i farmaci, sappiamo usare le terapie e prendiamo i malati per tempo. Ma la sanità rimane centrata sugli ospedali, non abbiamo ancora le forze e l’ organizzazione per curare i pazienti a domicilio». E del futuro dice: «Dobbiamo prepararci alla terza ondata ma sono sicuro che tutto finirà bene. E, come insegna la mia storia, anche questo periodo terribile potrebbe insegnarci qualcosa di buono»