«Sono stato all’ospedale San Raffaele di Milano per fare un check-up che voglio consigliarvi». Così scriveva Sfera Ebbasta nell’autunno 2024 pubblicizzando un Full Body Scan che servirebbe a identificare «con altissima precisione e senza uso di radiazioni» qualsiasi patologia o lesione, anche se molto piccola.
Non era una pubblicità istituzionale sulla necessità di effettuare controlli. Era una pubblicità per una prestazione fornita dalla sanità privata, non in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Non solo gioielli, auto, borse, vestiti, quindi: le prestazioni sanitarie private potrebbe essere la nuova frontiera della pubblicità fatta dai cantanti sui social con target i fan del rap e del pop.
Le polemiche sollevate sull’imprecisione dei termini medici utilizzati, sull’opportunità di pubblicizzare una presentazione privata che non tutti riconoscono come necessaria, e ancora sul costo della prestazione di circa 2500 euro a fronte di una sanità pubblica in crisi e sul fatto che il rapper non abbia usato l’hashtag #adv che identica i messaggi pubblicitari sui social, non hanno impedito ad altri artisti di fare altrettanto (introducendo la dicitura #adv). È il caso di Shade, che ha ripetuto quasi lo stesso testo di Sfera: «Qualsiasi patologia o lesione in qualsiasi parte del corpo può essere evidenziata, anche se molto piccola» e «con questo esame è possibile conoscere qualsiasi entrali problemi da tenere sotto controllo se ce ne sono».
Lo hanno fatto anche Baby K e più recentemente Rosa Chemical, che il 17 febbraio ha pubblicato il suo annuncio pubblicitario del Full Body Scan del San Raffaele. Praticamente con lo stesso testo, con una personalizzazione: «Ci tengo a precisare che non è per nulla invasivo e che sono riuscito a farlo nonostante la mia claustrofobia». Seguono come negli altri casi info e link.
Rosa Chemical ha risposto alle critiche dei follower, molte delle quali riassumibili con un «chi se lo può permettere?». In una storia di Instagram scrive che «investire nella propria salute è fondamentale» e che a volte «un costo maggiore significa un servizio migliore e più innovativo, capace di prevenire problemi seri in futuro».
Le pubblicità per il Full Body Scan sono state più volte segnalate dall’account Instagram Aestetica Sovietica sia in relazione al mancato uso dell’hashtag #adv da parte di Sfera Ebbasta, sia sulla opportunità di «trattare la salute come un prodotto di consumo». Ed è proprio Aestetica Sovietica che la deputata Marianna Ricciardi (M5S) ha ringraziato presentando l’altro ieri un’interrogazione parlamentare. Secondo Ricciardi , il full body scan viene pubblicizzato come un mezzo che permette di scansione il corpo senza l’uso di radiazioni ionizzanti o mezzi di contrasto, mentre una delle due tecnologie utilizzate sarebbe la tomografia computerizzata a conteggio di fotoni, «che prevede l’uso di radiazioni ionizzanti». Sarebbe inoltre fuorviante parlare di «screening personalizzato di malattie potenzialmente letali» non essendo stato dimostrato «un beneficio in termini di sopravvivenza per chi ci si sottopone».
Inoltre, il fatto che i cantanti sostengano che l’esame è in grado di evidenziare quasi patologia o lesione, anche molto piccola, rappresenterebbe una «violazione del codice di deontologia medica» secondo il quale «l’informazione sanitaria non può assumere le caratteristiche della pubblicità commerciale».
Ricciardi chiede di contrastare «informazioni fuorvianti o comunque potenzialmente lesive della salute» e propone la sospensione dell’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale del San Raffaele, «conscia del fatto che difficilmente sarà accolta dal ministro, dato che gli interessi di questo ospedale – così come la maggior parte della sanità privata di questo Paese – sono molto ben tutelati da membri della maggioranza in palese conflitto di interessi».
«L’ho fatto in modo provocatorio», scrive la deputata su Instagram, «perché non può esistere un rischio di impunità per la grossolana avidità, a scapito della salute pubblica, di chi ha siglato accordi per tutelarla. Ovviamente, però, la revoca della convenzione dovrebbe essere limitata alle sole prestazioni per cui l’ospedale è immediatamente sostituibile – quali visite specialistiche, esami radiologici, interventi chirurgici a bassa complessità – e senza quindi arrecare danno ai pazienti».