Non sono finiti problemi di salute per Omar Pedrini. Lo scorso 19 marzo si è dovuto sottoporre a un intervento al cuore. Si è risvegliato dopo quattro giorni di coma indotto per un problema che è insorto. Lo ha raccontato in un post su Instagram.
«Sono stato sedato per l’intervento il 19/03 alle ore otto ed ero convinto che, al mio risveglio avrei ricevuto il conforto e i pensierini dei miei figli. Invece mi sono risvegliato 4 giorni dopo perché per un problema serio hanno deciso di tenermi in coma farmacologico per qualche giorno e mi sono risvegliato chiedendo della festa del papà ma era ben passata: allora ho chiesto lumi sui giorni che avevo perso tipo il risultato dell’Italia, dei funerali del Dandy della mia famiglia bolognese Skiantos e già che c’ero del compleanno di Veronica Scalia e ovviamente di quando sarei tornato “su” in camerata».
«Ebbene oggi il grande giorno è arrivato e da qua in poi sarà solo riabilitazione per rimettermi presto e bene in forma. E sono in tempo per vedere il mio “povero” Brescia e il grande Ducati Team. Dai telegiornali (non riesco ancora a leggere scusatemi) vedo che la situazione internazionale è sempre peggiore, l’uomo è cattivo e per fortuna Papa Francesco è uscito dall’ospedale. Prego. E no, non mi chiuderò in bagno lo giuro. PS. Ora potete chiamarmi… Comar!».
Visualizza questo post su Instagram
«Non ho nessuna intenzione di smettere di suonare e la musica continuerà ad essere il mio mestiere, però è arrivato il momento di smettere di tirare la corda del mio cuore tenuto insieme con lo scotch», ci ha detto Pedrini a dicembre 2023, dopo aver annuncaito che non avrebbe più fatto la vita del musicista in tour. «La mia vita è una commedia, lo sai. Una commedia che mi ha portato a sposare la figlia di un cardiologo. Quando ho iniziato l’ultima serie di concerti, mio suocero venne a vedermi e alla fine mi disse: “Non te lo dico da cardiochirurgo, ma da nonno dei tuoi figli. Questa cosa non può andare avanti, è troppo pericolosa”. Quella cosa mi ha colpito molto».
«Di sicuro scriverò e voglio tonare ad occuparmi di colonne sonore, come ho fatto ormai tempo fa con Pupi Avati. Poi per fortuna negli ultimi anni il teatro canzone è diventato una delle mie occupazioni principali e quella è una cosa sostenibile. Quell’Omar lì credo che ce la farà ancora per un po’. In realtà mi sento una via di mezzo tra i Kiss che ora diventeranno degli avatar e Ozzy, il cui corpo gli dice di mollare ma che continua a promettere di andare avanti. Nel rock‘n’roll esistono delle categorie: i morti nel suo nome come Hendrix o Cobain, i sopravvissuti come Keith Richards e Iggy e gli ammaccati, come me e Ozzy. Vivi ma non del tutto, che hanno bisogno di qualche aiutino per andare avanti a fare il loro mestiere».