«Ma il lago è sempre più blu»: vedere il Como è un po’ come andare a Disneyland | Rolling Stone Italia
Matchday Experience

«Ma il lago è sempre più blu»: vedere il Como è un po’ come andare a Disneyland

Un club globale, uno stadio anfibio, tifosi da ogni angolo del pianeta. Un racconto del match contro l'Empoli (e di tutto il resto)

«Ma il lago è sempre più blu»: vedere il Como è un po’ come andare a Disneyland

Vip Matchday Experience. Foto: Como 1907

Immaginarsi Patrick Cutrone, capitano del Como, con il mantello da principe azzurro disneyano è un’idea sfiziosa ma sbagliata. “Mi piace pensare al nostro modello di business in modo simile a Disney. Ma per Disney, Disneyland rappresenta giusto la divisione dei parchi a tema, come per noi l’esperienza del giorno della partita” ha detto Mirwan Suwarso. Il presidente indonesiano del Como 1907 valuta il calcio solo come parte di un ecosistema più vasto, incentrato sul marchio internazionale del lago di Como. Quindi per la società l’equivalente di un principe azzurro o di Topolino, mascotte di Disneyland, non è un calciatore ma lo stesso lago, con la sua forma a omino: “una gamba a Lecco e quell’altra a Como, il naso a Domaso e il sedere a Bellagio”, secondo un detto locale.

Il bacino d’acqua dilaga (e chi, se non lui?), con il suo blu, nelle finiture degli ambienti e in ogni prodotto del merchandising calcistico. E attira ogni anno 4,8 milioni di turisti. Già sul treno che da Milano porta a Como, il sabato della partita di campionato contro l’Empoli, i vagoni sono saturi di parole francesi, inglesi, spagnole, tedesche, arabe.

I partecipanti alla “Vip Matchday Experience” si trovano vicino alla struttura, nel Bar Luce, un cubo color antracite nel cui cortile interno è parcheggiata un’apecar, naturalmente blu, e marchiata col logo scudato del Como 1907. Dopo un caffè, la visita guidata allo stadio. Dalle sue mura il lago è distante ottantasette passi contati. I rinvii svirgolati possono terminare con un pluf. O con una bestemmia, se centrano un motoscafo. Tra lo stadio e la riva svettano i trenta metri di monumento ai caduti, in pietra del Carso, su cui sono incisi una scritta inconsapevolmente adatta all’epica del tifo – “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi” – e, tra gli altri, il nome del canottiere comasco Giuseppe Sinigaglia. Morto nella Grande Guerra, lo stadio è dedicato a lui. Gianni Brera lo ha definito “lo stadio più bello del mondo”.

Questa zona nell’800 era chiamata Prato Pasquè, toponimo dialettale dall’etimo incerto. Di certo era però una zona disabitata e paludosa fino alla fine del XIX secolo, quando venne bonificata per costruire i bagni pubblici e il primo campo da calcio.
Durante il fascismo l’area, un fazzoletto di terra, venne poi destinata agli impianti sportivi, con piscine (all’ingresso dello stadio si sente odore di cloro), canottieri, aeroclub (gli idrovolanti ronzano e si alzano ancora sopra le tribune), circolo di vela e stadio. Costruito nel 1927 in stile razionalista, da progetto dell’architetto Giovanni Greppi, la luce del lago filtra nelle sue forme pulite, rischiara le sue geometrie di marmo e di vetro. Le montagne ricalcano e sormontano le forme delle tribune: uno stadio artificiale dentro uno naturale, uno stadio matrioska. Dalle fessure triangolari, tra le due curve e la tribuna che dà sul lago, si incuneano da un lato il profilo di villa Geno e dall’altro quello di villa Olmo, due dimore storiche, secondo un preciso criterio prospettico.

Dopo la visita allo stadio ci si sposta in un’altra attrazione del parco a tema, Villa Carminati, sul lungolago, dove verrà servito il rinfresco prepartita. Quattro statue di figure infantili presidiano il tetto della facciata neoclassica. Dentro, decine di ospiti presidiano invece i banchi che propongono gnocchi col ragù, strudel di patate dolci e asparagi, focacce, pecorino, grana e salumi, Ferrari e birra artigianale La Comasca. Nonostante molti portino sciarpe o cappellini del Como 1907, non parlano di calcio. Si sente: “Ampliare la veranda”. Si sente: “Volo per le vacanze di Pasqua”. Si sente: “Il ragù a me piace di solo vitello”. Si sente: “Siamo partiti col Riva dal pontile dell’hotel e abbiamo attraccato nel pontile davanti allo stadio”. Si sente più inglese che italiano. Del resto, ancora ai tempi della B, il Como 1907 ha venduto biglietti in 122 paesi. Nel giardino, circondato da colonne avvolte in tralci di rampicanti, si vocifera anche di un certo britannico, Mr Waterman. Sembra che, dato il suo cognome, abbia considerato come un segno del destino che esista una squadra così idrofila, uno stadio quasi anfibio, dei colori sociali così acquatici. E quindi Mr Waterman è diventato così tifoso del Como da sposarsi dentro il Sinigaglia. Dai discorsi di un gruppo di scozzesi dalle erre arrotate si capisce che questi vivono nelle Highlands ma vengono qui per ogni partita che il Como gioca in casa.

Di nuovo allo stadio, adesso gli spalti si sono riempiti. La curva del Como, con le bandiere blu e bianche che sventolano, a pochi metri dalla riva, pare un’onda anomala, uno tsunami lacustre. Sotto la curva, come da pacchetto-esperienza, si assiste al riscaldamento della squadra locale. I giocatori sono tanto vicini che si potrebbero ascoltare le loro considerazioni sui grandi guai del mondo durante il torello, ma è impossibile perché quelle considerazioni sono sormontate dalla voce potente di Gaia che canta Sesso e Samba. La musica è una delle attrazioni di ogni parco a tema e qui le partite sono spesso precedute da esibizioni dal vivo.

In tribuna applaudono il presidente Mirwan Suwarso con la famiglia; l’ex calciatore Raphael Varane e il calciatore Delli Alli; il rapper inglese Aitch e il duo musicale, sempre inglese, Krept X Conan: tutti in pantaloncini corti nonostante i dodici gradi – forse non perché rapper ma perché inglesi.
Sugli spalti le conversazioni riprendono connotati più squisitamente calcistici. Si sente: “ammoniscilo!”, “rigore!”, “basta!”, “avete rotto il cazzo!”, “suca, Esposito, suca”. Al gol annullato al Como, l’urlo androgino che si alza dalla curva riecheggia tra le colline misurando l’ampiezza del bacino del lago glaciale.
L’Empoli pareggia in rimonta ma ogni film Disney deve terminare comunque con un lieto fine – gli altoparlanti diffondono la voce di Rino Gaetano: Ma il cielo è sempre più blu.

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